"Oggi – scrive Umberto Galimberti- la si chiama "resilienza" (18) , una volta la si chiamava "forza d'animo", Platone la nominava thymoeidès (19) e indicava la sua sede nel cuore. Il cuore è l'espressione metaforica del "sen-timento", una parola dove ancora risuona la platonica thynoeidès. Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell'anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un'altra ci si sente a casa. E guai a imboccare per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita. La forza d'animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa, presso di noi. Qui è la salute. Un sorta di coincidenza di noi con noi stessi, che ci evita tutti quegli "altrove" della vita che non ci appartengono e che spesso imbocchiamo perché altri, da cui pensiamo dipenda la nostra vita, semplicemente ce lo chiedono, e noi non sappiamo dire di no. (...) Bisogna educare i giovani a essere se stessi, assolutamente se stessi. Questa è la forza d'animo. Ma per essere se stessi occorre accogliere a braccia aperte la propria ombra. Che è ciò che rifiutiamo di noi. (...) "Tutto quello che non mi fa morire, mi rende più forte" scrive Nietzsche (20). Ma allora bisogna attraversare e non evitare le terre seminate di dolore. Quello proprio, quello altrui. Perché il dolore appartiene alla vita allo stesso titolo della felicità. (...)."
PROGRAMMA SEMINARI 2010
“Ci è stato insegnato tutto, ma non come mettere in contatto il cuore con la mente, e la mente con il comportamento, e il comportamento con il riverbero emotivo che gli eventi del mondo incidono nel nostro cuore.” Umberto Galimberti
Parliamo di EMOZIONI
A volte le parole non bastano.
E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E LE EMOZIONI.
ciclo di seminari a cadenza quindicinale
A cura della dott.ssa Maria Giuffrè
1. Lunedì 25 gennaio 2010
L’ALFABETO EMOTIVO
L’essenziale è invisibile agli occhi. Lo si vede bene solo col cuore. A. De Saint-Exupery, Il piccolo principe.
2. Lunedì 8 febbraio 2010
LA DANZA DEL COLORE DELLE EMOZIONI
Come si potrebbe dire di vivere appieno se non si sperimentassero mai la gioia, il tremito dello smarrimento o della paura, l'impeto della passione, l'abbandono alla nostalgia, il peso e la disperazione provocate dalla sofferenza?
3. Lunedì 22 febbraio 2010
BASTA LA PAROLA? O NOI COMUNICHIAMO IN MOLTI ALTRI MODI FORSE PIU’ ELOQUENTI?
Cinque finestre aperte verso il mondo. L’importanza dei canali sensoriali nell’elaborazione della realtà.
4. Lunedì 15 marzo 2010
Due persone diverse per carattere, cultura, esperienza, vita, come possono capirsi?
Si chiama empatia: è la capacità di intuire le emozioni altrui. E quindi di parteciparvi.
5. Lunedì 29 marzo 2010
INVIDIA, GELOSIA, DISPREZZO. MA LI PROVIAMO TUTTI?
Il vantaggio delle emozioni è che ci traviano. Oscar Wilde
6. Lunedì 12 aprile 2010
"Una rottura di scatole: sbarazzarci delle “scatole mentali” che ostacolano la nostra spontaneità e creatività.
L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni, e così noi vediamo magia e bellezza in loro: ma bellezza e magia, in realtà, sono in noi. Kahlil Gibran, da “Le Ali spezzate”
7. Lunedì 26 aprile 20100
ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI
Senza emozioni il tempo è solo un orologio che fa tic-tac… Dal Film “Equilibrium”
Giochi d’espressione creativa, figurativa e corporea, per scoprire i legami sottili e profondi tra simbolo e movimento, tra emozione e comunicazione, cercando nuove modalità di espressione di sè, maggiormente consapevoli.
8. Lunedì 10 maggio 2010
L’ARTE DELLA GIOIA Inno alla gioia. Alla gioia più semplice che ci sia, quella data dalla coscienza e dalla serena accettazione della propria esistenza e con questa quella di tutti, cose e persone, che, comunque sia, collaborano a rendere ragione di una felicità che non può a nessun titolo esserci strappata.
“Ed eccovi me a quattro anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono né alberi né case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno. Affondo nel fango sino alle caviglie ma devo tirare, non so perché ma lo devo fare. Lasciamo questo mio ricordo così com’è: non mi va di fare supposizioni o d’inventare. Voglio dirvi quello che è stato senza alterare niente.” L’arte della gioia GOLIARDA SAPIENZA
ORARI SEMINARI: dalle 20 30 alle 22 30 presso ARCILESBICA viale G. Stefanini, 15 ROMA