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Sarah Waters
Mariagrazia Pecoraro

Tra romanzo storico e fiction lesbica
Elisa Manici

Sarah Waters e la popolarità della letteratura lesbica
Maria Micaela Coppola

 

 




 

 

 

 

 

 

 

Sarah Waters e la popolarità della letteratura lesbica

Ci sono libri che leggiamo avidamente, pur fingendo distacco e superiorità. Li tiriamo fuori quasi per caso, quando ci troviamo sul treno, in metropolitana o, in questi giorni, sotto l'ombrellone, dicendoci che è solo la nostra voglia di viaggiare verso mete lontane dal luogo di lavoro, o dal vicino di sedia a sdraio, che ci fa continuare a leggere. Perché la lettura di libri rosa, gialli o d'avventura, pur essendo molto diffusa, è difficilmente confessata, se non dai cultori del genere. Gli altri, gli insospettabili, chi durante l'anno non ha tempo per niente, figuriamoci per leggere, o chi di solito si destreggia fra James Joyce e Gertrude Stein con la giusta dose di fatica interpretativa e di passione intellettuale, sembrano avere bisogno di una giustificazione che motivi l'allontanamento temporaneo dagli impegni quotidiani o dall'amata Letteratura. In questo senso, la necessità di riempire i vuoti di tempo funziona perfettamente per riscattare la presunta inutilità di queste deviazioni letterarie. Quando poi le "deviazioni" non sono solo letterarie, la necessità di fuggire in un mondo di fantasia, in cui il diverso non sia considerato tale, sembra essere ancora più giustificata.

Ci sono libri rosa, gialli o d'avventura che riprendono le convenzioni narrative tipiche di questi generi popolari, adattando però le tematiche ai gusti (veri o presunti) di lettori gay o lesbiche, ai quali sono esplicitamente rivolti. Il notevole successo commerciale anche di questi romanzi dimostra come la letteratura cosiddetta "popolare" (spesso messa in contrapposizione alla letteratura "colta") sia diffusa fra un pubblico di lettori e lettrici eterogeneo, difficilmente catalogabile per genere e orientamento sessuale, status sociale o livello di istruzione.

Ci sono libri come quelli della scrittrice inglese Sarah Waters che possiamo tirare fuori quando siamo sul treno o sotto l'ombrellone senza doverci giustificare; libri la cui lettura ci diverte, indipendentemente dal nostro genere, orientamento sessuale, status sociale o livello di istruzione, perché in essi troviamo storie d'amore appassionanti e ricostruzioni storiche accurate, avventure picaresche e trame ben costruite, puro divertimento e qualità letteraria.

Nata in Galles nel 1966, Sarah Waters ha messo a frutto gli studi e l'attività di ricerca universitari pubblicando tre romanzi storici lesbici, Tipping the Velvet (1998), Affinity (1999) e Fingersmith (2003). Attualmente, quest'ultimo è l'unico romanzo di Waters ad essere stato pubblicato in italiano, con il titolo di Ladra (editrice Ponte alle Grazie). In realtà, la definizione di romanzo storico lesbico è limitante, come tutte le definizioni, in quanto nelle opere di Waters sono sì presenti elementi tipici del romanzo storico, ma vi sono anche i tratti tipici della tradizionale storia romantica e dei racconti d'avventura, di suspense o di formazione. Questa definizione, tuttavia, serve a delineare due caratteristiche che accomunano i romanzi: l'ambientazione nell'Inghilterra vittoriana; e la presenza, nella fitta rete di storie che costituiscono le complicate trame narrative, di storie d'amore lesbico.

Sia che si occupi di travestitismo o di socialismo, del mondo del teatro o del mondo della prostituzione (Tipping the Velvet); di spiritualismo o di prigioni femminili, di ricerca della verità o di frodi (Affinity); di esecuzioni pubbliche o di manicomi, della Londra dei ladri o della Londra dei collezionisti di letteratura erotica (Ladra), Waters rappresenta l'Inghilterra della fine dell''800 in maniera convincente, dal punto di vista dell'ambientazione, del linguaggio e dei personaggi. Per quanto riguarda le tematiche lesbiche, invece, l'accuratezza storica è puramente ipotetica, in quanto, di fatto, le testimonianze storiche in merito sono scarse. Questa mancanza di riferimenti storici ha fatto sì che l'autrice, come lei stessa afferma in un'intervista pubblicata sul suo sito internet, si sia dovuta "prendere delle libertà con la storia". D'altronde, il suo scopo non era tanto quello di produrre resoconti autentici, ma di "immaginarsi una storia; immaginare quella storia che non possiamo rintracciare". Ecco che il romanzo storico, nel momento in cui tratta temi (come il lesbismo) che la storia tradizionale o non ha rappresentato o ha rappresentato in maniera negativa, assume una nuova valenza, anche politica: il recupero e la creazione di storie non scritte e, quindi, perdute, e la proposta di rappresentazioni positive del mondo lesbico.

Questa opera di recupero, nel momento in cui avviene attraverso la letteratura popolare e rivolgendosi ai suoi lettori/lettrici, può assumere ulteriori valenze. Potremmo infatti dire che Sarah Waters utilizza le forme narrative di diversi generi commerciali e convenzionali per raccontare storie non convenzionali, storie con protagoniste donne omosessuali; e fa ciò rivolgendosi ad un pubblico vasto, non necessariamente riconducibile alla cultura eterosessuale o omosessuale, colta o popolare.

Basti pensare al fatto che il romanzo romantico tradizionale di solito si conclude con il ripristino o il raggiungimento dell'armonia nella famiglia (eterosessuale) e della felicità della coppia (eterosessuale). Quindi, questi racconti sono caratterizzati non solo da precise convenzioni narrative e stilistiche, che definiscono il genere del romanzo rosa, ma anche da precise convenzioni sociali e culturali, che rafforzano la visione della famiglia e della coppia propria della cultura eterosessuale egemone. Nei romanzi di Sarah Waters possiamo rintracciare alcune caratteristiche tipiche della narrativa romantica, ma queste caratteristiche vengono utilizzate per narrare storie poco convenzionali. Così, temi quali il travestitismo, i rapporti sessuali fra donne (con o senza dildo) o la prostituzione omosessuale vengono inseriti in una cornice narrativa tipicamente "popolare", che, per così dire, li normalizza e li rende fruibili anche al grande pubblico. Waters si serve così della letteratura popolare della cultura dominante per sfidare le convenzioni sociali e culturali di quella stessa cultura, e per rendere popolare ciò che in quella cultura è generalmente considerato eccezionale e fuori della norma.

Probabilmente anche per questo motivo i romanzi di Sarah Waters hanno avuto un considerevole successo, sia a livello di critica sia a livello commerciale, come testimoniato dai numerosi premi letterari vinti, dalle vendite dei romanzi e dalla decisione della rete televisiva nazionale inglese (la BBC2) di produrre e mandare in onda, nel 2002, una mini-serie televisiva basata su Tipping the Velvet, forse l'opera più trasgressiva della scrittrice.

Questo successo di pubblico e di critica ci fa capire come questi tre romanzi abbiano raggiunto un pubblico "trasversale", e cioè, abbiano saputo attraversare i confini che sembrano dividere semplicisticamente i lettori in categorie contrapposte: colti e popolari, uomini e donne, eterosessuali ed omosessuali, ecc..

Indubbiamente, non si può ignorare il fatto che questa operazione di proposta delle tematiche lesbiche ad un pubblico ampio, attraverso generi (letterari e televisivi) popolari, può portare ad un'eccessiva "normalizzazione" e quindi ad una attenuazione dell'elemento trasgressivo. D'altronde, la scrittrice si dimostra consapevole delle conseguenze del suo non rivolgersi a gruppi predefiniti di lettori o lettrici. Infatti, nel commentare l'adattamento televisivo del suo primo romanzo, Waters elogia l'ironia che lo caratterizza, in quanto, sostiene, essa ha il merito di proporre al grande pubblico televisivo inglese un'immagine positiva e lieve di aspetti del lesbismo e della sessualità femminile ed omosessuale generalmente stigmatizzati. Tuttavia, l'autrice rileva anche come questa stessa ironia rischi di togliere intensità ad alcune scene, che erano state da lei pensate come trasgressive e, al tempo stesso, drammatiche.

Al di là di questi rischi, insiti a mio parere in qualsiasi operazione tesa a dare visibilità alla cultura omosessuale, i romanzi di Sarah Waters riescono a catturare, divertire ed appassionare chi li legge. E, in fondo, è questo il motivo principale per cui cominciamo a leggere questo genere di libri. Quindi, se qualcuno mi chiedesse "perché dovrei comprare un romanzo di Sarah Waters?", risponderei con le parole che la scrittrice stessa usa per descrivere Ladra: "500 pagine di inganni, pazzia, sesso, violenza, risate e lacrime, per poche sterline? Sarebbe stupido se non lo comprassi."

Maria Micaela Coppola

pubblicato in Towanda!, A. 2004, n. 15