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congressi

Ancona, 12-14 novembre 1999: II congresso nazionale

Documenti politici approvati dal II congresso nazionale (Ancona, 12-14 novembre 1999):

3. CRESCERE ANCORA: PROPOSTE PER IL NUOVO TRIENNIO

Quando un’associazione nasce la sua prima sfida è quella di esistere, radicarsi, testimoniare le ragioni per cui è stata fondata. Su questo terreno abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti; compito del Secondo Congresso è di individuare mete più ambiziose: in primo luogo dobbiamo convincere altre donne ad aderire al progetto di ArciLesbica, quindi non si deve arrestare lo sforzo di portare la nostra proposta laddove le lesbiche fanno attività, nelle associazioni omosessuali, nei gruppi di donne e in tutte le realtà che esprimono critica dell’esistente.

Per inciso si auspica una maggiore collaborazione con Amnesty International in difesa delle lesbiche in tutto il mondo, con ILGA (possibilità di gemellaggio) e con realtà organizzate delle donne migranti.

Dobbiamo inoltre preoccuparci di rafforzare ed agevolare l’attività dei circoli locali, specialmente laddove le condizioni politiche, culturali e sociali sono più difficili, e negano con maggior violenza l’esistenza stessa delle lesbiche: pensiamo particolarmente alle realtà del sud del nostro Paese, dove sarebbe opportuno riuscire ad organizzare un’iniziativa nazionale, che desse un segnale forte della nostra presenza.

Pensiamo sia necessario un aggiornamento sul tema dei diritti civili. E’ molto evidente che, se venisse approvata la legge antidiscriminazioni, si aprirebbe un nuovo percorso di rivendicazioni per il movimento, ma che, mancando questo obiettivo, si allontanerebbero maggiormente tutti gli altri: unioni civili, TRA, adozioni, ecc.

La nostra attenzione dovrà rivolgersi anche verso iniziative che promuovano la rimozione del divieto alla donazione del sangue, opposto agli omosessuali dalla circolare del Ministero della Sanità, che si ripercuote sulla normativa della donazione degli organi.

Siamo sotto il diktat degli ambienti clericali, a pochi mesi dal Giubileo, ed è anche verso questo appuntamento che dobbiamo guardare con attenzione, preparando una straordinaria mobilitazione in previsione del Pride del 2000 a Roma. Continuare sulla strada dei diritti civili è necessario, anche perché abbiamo scelto di seguire l’attualità del dibattito politico. Dobbiamo però cercare di rendere efficace la nostra azione concreta in tutti gli ambiti della vita sociale, e quindi combattere le discriminazioni che le lesbiche subiscono anche in famiglia, a scuola, sul lavoro. Pensiamo sia giunto il momento per avviare la creazione di un ufficio di consulenza giuridica, al quale potersi rivolgere in caso di necessità, avvalendoci della collaborazione di avvocate, giuriste, consulenti del lavoro, ecc.

Ma per quel che concerne i diritti civili ci sembra necessario aggiornare l’analisi all’interno dell’associazione, soprattutto sulle unioni civili. Occorre ricordare che a proposito di tale rivendicazione si è verificata in passato una polemica dentro la nostra associazione fra chi voleva eliminare tale obiettivo per sostenere solo quello dei diritti individuali e chi invece voleva mantenerlo. E’ un errore contrapporre il diritto di una persona a non essere discriminata al diritto della stessa persona a vedere rispettate le sue scelte di coppia, in quanto garantite nelle loro conseguenze materiali e simboliche. E’ giusto invece ribadire che lottiamo per entrambi questi diritti: quelli della singola persona omosessuale e quelli delle formazioni sociali omosessuali. Ciò non significa che proponiamo la coppia stabile come modello, né tantomeno come destinataria di privilegi sociali. Allo stesso modo, chi chiede una legge che consenta il divorzio non lo fa per divorziare necessariamente in prima persona, né perché propone il divorzio come modello, ma perché potrebbe volersene avvalere e perché difende il diritto altrui di avvalersene.

Nel corso della polemica alcune compagne valutarono che non ci fosse spazio per il dissenso. In realtà gli strumenti per salvaguardare il criterio di rappresentanza delle varie posizioni esistono dentro l’associazione, ma per inesperienza e per paura abbiamo da più parti drammatizzato le divergenze, mentre nelle grandi associazioni occorre sapere convivere con orientamenti diversi, a condizione che resti ferma la correttezza dei comportamenti.

Per quanto riguarda la rivendicazione dell’accesso delle singole alle TRA abbiamo portato avanti un discorso radicale sul tema della maternità, che secondo noi va proseguito, agganciandolo a quello della visibilità.

Anche in questo caso l’associazione non idealizza la maternità, e precisamente quella medicalmente pilotata, ma respinge la legge che, escludendoci, esprime su di noi un giudizio di indegnità. Sarebbe dirompente se riuscissimo a costruire un gruppo di lesbiche madri all’interno dell’associazione, che si ponesse come obiettivo la costruzione di un’iniziativa di visibilità della maternità autonoma. Su questo terreno crediamo possibile la convergenza con altre associazioni di donne. Si tratterebbe, inoltre, di rilanciare anche la questione dell’adozione.

Sulla questione TRA è all’ordine del giorno l’approvazione della legge, e molto probabilmente il riavvio di una fase di elaborazione. Dovremmo essere protagoniste di una proposta articolata di rilancio con l’elaborazione di un testo di legge, in collaborazione con giuriste e altri soggetti interessati, da sottoporre alle parlamentari perché se ne facciano promotrici. La nostra campagna dei Kit per l’autoinseminazione dimostrò che su tale terreno c’è la possibilità di occupare il dibattito rovesciando i rapporti di forza.

E’ necessario potenziare l’iniziativa culturale della nostra associazione, magari con la creazione di un Dipartimento Cultura che si occupi di promuovere occasioni di studio autonome e in collaborazione con Università o Biblioteche o altri Centri Studi, di movimento e non.

Una iniziativa utile potrebbe essere un controllo sulle ultime versioni di dizionari ed enciclopedie, e sui materiali informativi in genere, in modo da denunciare i casi di definizioni offensive del lesbismo e dell’omosessualità.

Sarebbe opportuno che si attivasse anche un circuito di appuntamenti culturali che collegasse i circoli locali, e che si utilizzassero in modo più compiuto e regolare i nuovi strumenti di informazione e di comunicazione come il sito Internet e la posta elettronica.

E’ necessario creare inoltre un Dipartimento che si occupi del mondo dell’educazione, in collaborazione con insegnanti, studenti, psicologhe, esponenti dell’AGEDO, di Aletheia, di associazioni e gruppi di giovani lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, promuovendo con queste realtà iniziative che possano fornire un’immagine positiva del lesbismo a tutti i giovani, in particolare a coloro che studiano. Tutto ciò al fine di agire sulla formazione delle nuove generazioni per combattere il pregiudizio e l’eterosessualità obbligatoria, e dare un sostegno concreto a chi vive il proprio lesbismo all’interno dell’istituzione educativa. Perché tutte le questioni sollevate, dal dibattito interno all’efficacia esterna della nostra azione, trovino la possibilità di realizzarsi più rapidamente, è oggi necessario fare un salto di qualità e produrre una rivista periodica regolare, che ci servirà anche come mezzo per farci conoscere dagli interlocutori più vicini.

Per quanto riguarda la salute, è necessario istituire un Osservatorio Nazionale, con il compito di monitorare i principali problemi, disagi e bisogni della comunità lesbica, di promuovere ricerche in collaborazione con le Università, di elaborare progetti per la formazione del personale medico e paramedico, di produrre e far circolare materiali informativi, di organizzare corsi, laboratori e workshops, di mantenere le relazioni con gli interlocutori istituzionali a livello locale e nazionale, ed innanzitutto di collaborare con le Linee Amiche, consentendo ad esse di lavorare in condizioni migliori e di non disperdere il loro patrimonio di esperienze. Osservatorio e Dipartimento Cultura dovranno rappresentare un veicolo di informazione in tema di sessualità per orientare in modo corretto le istituzioni culturali e scientifiche. L’Osservatorio inoltre dovrà costituire un momento di raccordo e di confronto fra le varie realtà locali, potrebbe avvalersi del contributo di varie professioniste, aprirsi al contatto con gruppi stranieri che si occupano della salute delle donne, allo scopo di elevare la qualità dei nostri interventi in questo campo.

La questione trans ha messo in moto un percorso importante, fatto anche di divisioni, per cui non può passare inosservata. C’è stato un momento di crescita e di confronto forte, che è culminato nella Tre Giorni sull’Erotismo a Milano. Siamo tutte consapevoli che è un tema su cui si potranno mantenere aperte sedi di confronto con il movimento transessuale e non solo, ma il tesseramento resta consentito alle donne anagrafiche, così come l’accesso alle iniziative per sole donne. Ciò per noi significa adottare l’unico criterio verificabile e non arbitrario che consenta di preservare il carattere femminile della nostra politica: ArciLesbica si è voluta, e rimane, un soggetto politico femminile, e non intendiamo abbandonare tale caratteristica per regredire un’altra volta alla politica mista. Anche dopo l’emergere della cultura transgender resta vero che qualunque movimento di liberazione mette al centro l’identità dei soggetti che intende liberare, e che riconoscere il carattere di finzione, di costruzione culturale, dei due generi non elimina il dominio storico che gli uomini esercitano sulle donne.

» 1. Successi e limiti di tre anni
» 2. Breve valutazione della situazione politica in Italia e dei suoi possibili sviluppi