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congressi Ancona, 12-14 novembre 1999: II congresso nazionale Documenti politici approvati dal II congresso nazionale (Ancona, 12-14 novembre 1999): 1. SUCCESSI E LIMITI DI TRE ANNI Associazione - Dalla fondazione a oggi ArciLesbica ha saputo agire, crescere, durare. Si è innanzitutto costituita come soggetto politico autonomo, organizzato e diffuso su tutto il territorio nazionale. La nascita di ArciLesbica ha rappresentato una svolta all’interno del movimento lesbico italiano. Probabilmente solo oggi siamo in grado di cogliere lucidamente il significato e la portata di tale svolta, rispetto a tre anni fa, quando abbiamo lanciato la scommessa di fondare l’Associazione. ArciLesbica è il frutto di un processo di trasformazione che ha chiuso una lunga fase politica del movimento omosessuale italiano, iniziata negli anni ‘70 con la nascita del movimento lesbo-separatista da un lato e di quello gay dall’altro. Questa fase è stata caratterizzata soprattutto da una forte visibilità politica del movimento gay, in particolare dalla fine degli anni ‘80 in poi, con le battaglie sui diritti civili e la costruzione di una "classe dirigente" del movimento. La nascita di ArciLesbica rappresenta l’evoluzione di un processo di crescita politica a cui hanno contribuito numerosissime lesbiche, in ogni parte d’Italia, impegnandosi in una battaglia libertaria e riformista contro l’esclusione sociale, il pregiudizio e le discriminazioni. ArciLesbica nasce quando si prefigura in modo sempre più ineluttabile l’esigenza di agire politicamente entro uno spazio autonomo, visibilmente lesbico, fuori dalle maglie di una politica gay spesso troppo neutra (sappiamo fin troppo bene che neutro equivale a maschile) ma allo stesso tempo fuori dal pensiero separatista, che abbiamo considerato da superare. L’urgenza che ci ha mosso è stata quella di costruire un’organizzazione che divenisse strumento per intervenire concretamente nella vita politica e sociale italiana, per neutralizzare ogni tentativo di discriminazione nei nostri confronti, per opporsi al pregiudizio diffuso, per ottenere giustizia sociale sul piano dei diritti. Uno strumento radicato sul territorio, in grado di aggregare quante più lesbiche, al nord e al sud, ma anche di dialogare e contrattare con le istituzioni centrali e locali. Stanno dunque alla base della nostra scelta l’affermazione del principio di autodeterminazione e la volontà di rappresentare il lesbismo nella società di oggi. In questo senso ArciLesbica nasce sicuramente in un contesto di grande difficoltà, per le resistenze e le diffidenze profonde con cui ci siamo dovute confrontare nei nostri primi anni di vita; resistenze e diffidenze provenienti non solo dal movimento gay ma anche da quello lesbico. Ricordiamo a tutte i problemi iniziali affrontati all’interno dei circoli misti, l’ostruzionismo di alcuni presidenti alla nascita di circoli ArciLesbica locali, i pochi mezzi economici e la limitata esperienza con cui abbiamo dato vita alla nostra associazione tre anni fa. Certamente tanti, e tante, sono coloro che hanno creduto, e forse sperato, che non ce la facessimo ad arrivare fino a questo secondo congresso: un congresso che, superata la fase difficile di questo triennio, è per noi un momento forte di consolidamento, di rafforzamento e di rilancio. Abbiamo partecipato alle iniziative di movimento e ne abbiamo organizzate in prima persona; sono nati i circoli locali, segno che nuove donne hanno preso su di sé il progetto; le manifestazioni, inizialmente solo bolognesi, si sono decentrate, segno che si è diffusa la capacità di fare; ci siamo ritrovate in 7 assemblee nazionali che hanno sempre visto la presenza di delegate del centro, del sud e del nord Italia, dimostrando una vitalità realmente nazionale della nostra politica. Dopo tre anni ci sentiamo confermate nell’idea di un’organizzazione delle lesbiche che sia permanente e non basata solo su singoli progetti a termine come in passato. Visibilità - ArciLesbica, nei suoi primi tre anni di vita, è stata in grado di ottenere un forte accreditamento rispetto all’esterno, nei confronti delle istituzioni, delle forze politiche e sociali e dei mass media. La stampa ha dimostrato un inaspettato interesse per la nostra associazione e per le nostre iniziative (Kit di autoinseminazione, principali trasmissioni televisive nazionali, Tre Giorni sull’Erotismo, iniziative dei circoli locali, campagna di visibilità). Ciò ha consentito di costruire rapporti con molti giornalisti e quindi di far passare messaggi corretti, con dei contenuti culturali, invece delle consuete caricature e deformazioni. ArciLesbica si è fatta anche conoscere dalle donne della sinistra, intervenendo nel dibattito femminista, ad esempio nell’occasione della discussione della legge sulle TRA e durante le vicende legate alla guerra nel Kosovo, che hanno visto la nostra associazione dichiararsi contro l’intervento militare sulla Serbia, a fianco di un ampio schieramento di forze pacifiste, ed aderire alla Convenzione delle Donne contro la Guerra. Ma anche in questa occasione, come era già stato evidenziato nella battaglia sulle TRA, è stata evidente la lentezza e la difficoltà di risposta del movimento delle donne, che continua a non avere alcuna organizzazione. Abbiamo compiuto un passaggio decisivo, da una visibilità individuale a una collettiva, di associazione e di movimento. Noi oggi contiamo 8 circoli e una decina di gruppi attivi. C’è una crescente partecipazione alla vita politica dell’associazione da parte delle iscritte. Lo abbiamo constatato alla Tre Giorni sull’Erotismo di Milano e anche al Pride di quest’anno a Roma, oltre che nelle assemblee nazionali ed ai dibattiti in giro per l’Italia, (ad esempio le feste di Liberazione e dell’Unità) a cui siamo state invitate. E’ importante sottolineare quanto questa crescita sia indispensabile non solo per una questione meramente numerica, di condivisione del progetto e di tesseramento, ma anche per la qualità di quel patto associativo che abbiamo stretto. ArciLesbica è una e di ognuna di noi iscritte. Bisogna tentare di superare allo stesso modo, dal punto di vista politico e culturale, centralismi e localismi, per sviluppare un senso di unione e di solidarietà forte, e di partecipazione sempre più condivisa fra noi al progetto politico che stiamo costruendo insieme. Per fare ciò dobbiamo attrezzarci subito e migliorare in primis lo scambio e la comunicazione dentro ArciLesbica. Rapporti con il movimento omosessuale - Hanno dovuto ricredersi coloro che temevano che ArciLesbica avrebbe disertato le manifestazioni pubbliche e le rivendicazioni concrete: siamo state presenti a tutti i Pride e a molte manifestazioni miste, per le unioni civili come per la scuola pubblica o contro la guerra. L’associazione ha fatto parte del Coordinamento Pride 2000, fino al suo scioglimento, ed è collegata a ILGA (International Lesbian and Gay Association). Va detto però che la programmata federazione di ArciGay e ArciLesbica è in realtà inesistente: condividiamo molti spazi e altrettanti obiettivi ma, al di là della correttezza dei rapporti ufficiali, le due associazioni fanno ciascuna vita a sé, vale a dire che non si coordinano e non scambiano, al contrario di quanto prefissato negli intenti di entrambe. Oggi dobbiamo chiederci se si tratti di bisogno di autenticità nella politica o di rischiosa unilateralità. Sicuramente dobbiamo puntare a ottenere che il mondo gay prenda realmente in considerazione e riconosca il mondo lesbico come una realtà significativa dell’omosessualità, rinunciando alla tentazione di rappresentarlo senza conoscerlo ma anche a quella di ignorarlo. Lo stesso vale per noi, e dato che chi non vuole che le persone omosessuali abbiano dei diritti ha come bersagli uomini e donne omosessuali, abbiamo tutto l’interesse ad essere reciprocamente solidali, cioè leali e collaborativi benché coscienti delle differenze che passano tra noi. Rapporti con il movimento separatista - Recentemente, dopo le esperienze della Seconda e della Terza Settimana Lesbica (1996 e 1998), è venuta meno la collaborazione con i gruppi separatisti: le logiche di competizione hanno prevalso sulla salvaguardia dell’unità d’azione. Lo scioglimento di una struttura di coordinamento nazionale di tutti i gruppi lesbici (Comitato, Forum) è un dato sicuramente negativo poiché si dividono le poche lesbiche che mantengono il desiderio di fare politica. Tuttavia pensiamo che sia poco costruttivo ricercare l’unità a tutti i costi quando manca un minimo obiettivo comune. In ogni modo si è rilanciata la possibilità di lavorare insieme su contenuti condivisi con la campagna nazionale dei manifesti per la visibilità lesbica, cui ha aderito la maggior parte dei gruppi lesbici italiani. La nostra azione futura dovrà mirare a creare unità sui contenuti realmente condivisi e non su entusiasmi temporanei che hanno più volte rivelato il loro carattere effimero. Rapporti con le istituzioni - Le istituzioni ci hanno riconosciute come punto di riferimento del mondo lesbico affidandoci un ruolo nella V Campagna per la prevenzione dell’HIV del 1998, promossa dal Ministero della Sanità. Ma è innegabile che le stesse a livello governativo trattino solo con i gay a proposito dell’elaborazione delle leggi. Solo i gay sono interlocutori credibili. Dobbiamo avvicinarci maggiormente al mondo femminile istituzionale e farci sentire di più, esercitando una pressione, e forse entrando un po’ nell’ordine del lavoro di lobbying, che in altri paesi europei ha prodotto risultati, vedi Parlamento Europeo, e da cui le lesbiche italiane hanno sempre preso le distanze. Cominciamo a nutrire seri dubbi: è ancora sensato farlo? Forse finora, per le ragioni più diverse, abbiamo fatto poco per essere considerate interlocutrici, oppure non abbiamo fatto sentire la nostra voce quando abbiamo visto la min. Balbo o altri parlamentari consultarsi solo con l’ArciGay, a proposito di legislazione antidiscriminatoria, discussione sui diritti ecc. Dobbiamo riuscire ad ottenere considerazione presso le sedi istituzionali. La nostra visibilità politica si deve potenziare, dobbiamo fare parlare di noi con il nostro intervento nei luoghi collettivi, con le nostre proposte e le nostre ragioni, cercando di ottenere che chi interloquisce con noi si esprima sulle nostre rivendicazioni. Cultura - La Tre Giorni sull’Erotismo del 1998 è stata un’importante iniziativa culturale che ha avviato una produzione di pensiero critico sui temi dell’anticonformismo di genere e della sessualità lesbica. L’associazione è stata inoltre attivamente presente, con proprie proposte ed iniziative, nei contesti, purtroppo non molto numerosi, in cui la cultura lesbica del nostro Paese può esprimersi e circolare, primo fra tutti la Terza Settimana Lesbica. La promozione culturale deve essere però potenziata; se questo non è ancora avvenuto probabilmente è perché finora sono mancati i soggetti che potessero dedicarsi in toto a promuovere il confronto, la produzione e lo scambio di pensiero all’interno di ArciLesbica. Linee – Le Linee sono strumenti preziosi nella costruzione della comunità lesbica. In primo luogo sono spesso l’unico aggancio alla comunità per molte lesbiche isolate alla ricerca delle loro simili. Le Linee informano, ma non solo: il lavoro di counseling contribuisce a far sì che sempre più lesbiche vivano meglio, meno isolate, meno silenziose, più serene e visibili. D’altro lato le Linee sono uno strumento politico per il movimento e come tali dovrebbero essere pienamente sfruttate, in quanto forniscono dati sulla realtà delle lesbiche del nostro Paese di cui bisogna tenere conto nella formulazione delle nostre proposte politiche. Salute - L’attività delle Linee, in costante rafforzamento
ed espansione, è testimonianza tangibile dell’impegno portato
avanti in questi anni dall’associazione nel campo del counseling,
dell’informazione e della prevenzione. Le Linee Lesbiche di tutta
Italia hanno cercato di fornire supporto ed aiuto alle lesbiche in difficoltà,
tentando di realizzare azioni positive e di lavorare nell’ottica
della promozione di un benessere psico-fisico totale. ArciLesbica, come
si è detto sopra, ha collaborato col Ministero della Sanità
nella Campagna contro l’HIV e le malattie a trasmissione sessuale,
ed è entrata a far parte del Forum Europa Donna per la prevenzione
del tumore al seno.
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