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congressi Roma, 15, 16 e 17 novembre 2002: III congresso nazionale Documento politico approvato dal III congresso nazionale (Dove va la comunità glbt? - Realizzazioni e difficoltà delle proposte di ArciLesbica - Pericoli e potenzialità dell’oggi - Attività e obiettivi praticabili - Un’idea forza: una fioritura culturale lesbica) Dove va la comunità glbt? - A partire dal world pride del 2000 la libertà
delle persone omosessuali e transessuali ha ricevuto una spinta e una forte
legittimazione. Il world pride non sarebbe stato possibile senza l’attivismo
glbt che negli anni precedenti aveva segnato una moltiplicazione di gruppi e
proposte differenti, accentuando il carattere plurale della comunità
glbt e dimostrando la crescita dell’orgoglio, che portava sempre più
persone a uscire allo scoperto. La comunità glbt è infatti attraversata da spinte politiche differenti. La tendenza più moderata, politicamente trasversale, incline al potenziamento commerciale, culturalmente fautrice di integrazione, tendenzialmente filoatlantica e che prospetta attività di lobby, pare egemone nel settore gay. L’associazionismo lesbico invece tendenzialmente esprime una collocazione critica di sinistra. Nel settore maschile del movimento, accanto all’ArciGay, la più grande associazione gay italiana, si incontrano alcune importanti realtà autonome che tuttavia non si sono stabilmente collegate fra loro, concentrandosi sul controllo del proprio territorio. L’aspirazione abbastanza diffusa a una proposta politica gay ispirata a una maggior radicalità non ha ancora prevalso sui particolarismi. Si moltiplica la presenza di organizzazioni omosessuali interne ai partiti della sinistra, i CODS legati ai DS, i GLO, interni a Rifondazione Comunista, e coordinamenti omosessuali di Comunisti Italiani e Verdi, (senza parlare dell’esistenza di Gay Lib, vicina alla cosiddetta Casa delle Libertà). Rileviamo con una certa preoccupazione un pericolo di partitizzazione del movimento omosessuale: il rischio cioè della riconduzione del movimento, per sua natura ampio, a sigle di appartenenza che allontanano coloro che non credono nei partiti, e il pericolo della separazione degli attivisti più radicali dalle aggregazioni più ampie, a causa della precedenza accordata ai partiti, con un effetto di depotenziamento del movimento. Forse sarebbe preferibile che i soggetti più politicizzati e più sensibili culturalmente non si separassero dalle associazioni, lasciandole agli attivisti spoliticizzati, ma che fornissero dall’interno del movimento stimoli critici e proposte avanzate. Nella comunità glbt italiana, la componente trans è emergente
e sta esplicitando la rivendicazione della “piccola soluzione”,
cioè il riconoscimento legislativo del cambio anagrafico senza l’obbligo
della riassegnazione chirurgica del sesso, una aspirazione sulla quale dovremmo
esprimerci positivamente e informare le lesbiche. La componente lesbica della comunità glbt è più visibile che in passato, tuttavia non sono risolti i problemi di rivalità, scarso dibattito teorico, debole protagonismo politico, caratteristici anche delle lesbiche. Negli ultimi anni i collegamenti internettistici hanno migliorato le possibilità di accesso alla comunità per le lesbiche isolate. Attraverso l’uso di internet si manifesta un bisogno di dialogo e di partecipazione, un’esigenza di orizzontalità, non formalizzazione della politica, che vanno interrogati, senza dimenticare però che i circuiti internettistici hanno caratteristiche implicite di formalizzazione gestionale che talvolta sfuggono a utenti che si sentono autarchiche ma in realtà non lo sono. Resta il fatto che la rete intreccia discorsi e proposte, è dunque uno strumento validissimo di collegamento, anche se parziale rispetto alle attività complesse di movimento. Realizzazioni e difficoltà delle proposte di ArciLesbica - In 6 anni di vita, ArciLesbica è stata una delle protagoniste della scena lesbica e femminista, grazie ad una forte progettualità politica: non in un mondo a parte, ma in questo mondo, va agita la nostra autodeterminazione, il nostro grido di libertà e la nostra lotta ad ogni forma di discriminazione, da quella culturale a quella esistenziale. La nostra azione si fonda sulla centralità del protagonismo lesbico: in molte realtà ancora riscontriamo tentativi gay di assorbire il lesbismo, di riassumerlo sotto la guida maschile, in continuità con la resistenza maschile a ogni atto libero delle donne. La scelta dell’autonomia ci connota come eredi moderne del lesbofemminismo, cioè siamo un settore di lesbiche che nell’agire politico non rinuncia alla consapevolezza del conflitto di genere. Non siamo collaterali, non siamo aggiuntive, non siamo gregarie della politica degli uomini siano essi etero o omosessuali, tuttavia distinguiamo fra le tendenze che si muovono nella società in cui viviamo e scegliamo di concorrere all’affermazione delle istanze più avanzate. Dal 1999, anno del secondo congresso, abbiamo realizzato importanti attività
ma soprattutto abbiamo avuto l’elezione in parlamento della presidente
nazionale di ArciLesbica. L’elezione di Titti De Simone determina una
presenza ineludibile del lesbismo sulla scena pubblica, realizza insomma uno
degli obiettivi per i quali ArciLesbica è nata: portare il lesbismo fuori
dalla dimensione privata e al centro della sfera pubblica. Siamo particolarmente
orgogliose di questo risultato che ha smentito in pochi anni un dogma pessimistico
ampiamente condiviso che voleva che le lesbiche dovessero rimanere figure marginali,
confinate, volontariamente o meno, nell’indicibile. Questa elezione apre
prospettive nuove, caratterizzate da una maggiore possibilità di incidere
sull’attualità. Dovremo utilizzare questa potenzialità per
sostenere le istanze dell’Associazione e del movimento. Ciò si
traduce concretamente nella presentazione di proposte legislative (sono state
già presentate da Titti proposte di legge sulle TRA, unioni civili, norme
antidiscriminatorie, piccola soluzione, mobbing) e azioni di denuncia a livello
parlamentare. Crediamo importante proseguire su questa strada e per questo il
sostegno e la partecipazione di Titti alle attività dell’associazione
e il nostro supporto alla sua azione parlamentare rappresentano il terreno di
un costruttivo percorso politico. L’associazione è presente con i circoli a (da nord a sud) Trento, Milano, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Palermo; con i gruppi a Verona, Udine, Ferrara, Ancona, Perugia; con piccoli nuclei a Savona, La Spezia, Treviso, Trieste. Appare chiaro che siamo una realtà diffusa sul territorio anche se spiccano le assenze in Piemonte e Toscana, dove abbiamo buoni contatti con attiviste lesbiche, o almeno promettenti relazioni. Altre regioni in cui siamo invece totalmente assenti sono Abruzzo, Molise, Sardegna, Basilicata e Calabria. È evidente che dobbiamo darci l’obiettivo di costituire gruppi in queste regioni dove presumibilmente la condizione lesbica sarà particolarmente difficile e tale da spingere all’emigrazione. Nel 2000 abbiamo preso parte al grande world pride, caratterizzandoci per una posizione seccamente laicista. A differenza di altre aree del movimento glbt che ricercano il dialogo con la Chiesa cattolica, ArciLesbica ha espresso una prospettiva di lotta al confessionalismo e alla pretesa vaticana di monopolio sulla morale e sulla solidarietà. In quell’occasione abbiamo raccolto numerosissime adesioni, anche internazionali e anche di soggetti non-omosessuali, al nostro Manifesto Lesbista. La nostra attività si è espressa a livello politico e culturale: politicamente abbiamo scelto di essere collegate con l’opposizione sociale contro il sistema del privilegio e dell’esclusione, nel movimento dei movimenti e nel movimento delle donne. A livello creativo ci siamo impegnate nella realizzazione di eventi culturali di notevole rilievo, come il secondo convegno sull’erotismo lesbico (Milano 2000), il lesbian pride festival (Bologna 2001) e la dj girl convention (Bologna 2002) e abbiamo partecipato al convegno del circolo Mario Mieli sui “30 anni del movimento omosessuale” (Roma 2002). Vogliamo però sottolineare quali sono stati i limiti del nostro agire nello spazio della politica lesbica: le difficoltà che abbiamo incontrato sono state soprattutto nella creazione di un clima di fiducia e solidarietà con le realtà lesbiche che non fanno parte della nostra associazione, cosa che ci ha spinto forzatamente nell’ultimo periodo a un’attività distinta da quella delle altre aggregazioni lesbiche. Troppe tensioni determinano in molte un allontanamento pregiudiziale dall’attivismo, oltre a diminuire la credibilità e la forza della politica lesbica in generale. Sappiamo che le donne spesso non sanno reciprocamente riconoscersi valore, ma occorre insistere nella proposta del patto politico fra donne perché tutte abbiamo esperienza del fatto che dalle nostre discordie nasce la nostra marginalità. È auspicabile avviare altri tentativi di collaborazione fra le realtà lesbiche, laddove esista senso di responsabilità e condivisione di scopi. La nostra associazione ha fatto dell’organizzazione nazionale il suo punto di forza. Organizzare un soggetto collettivo, passare dalla rete di relazioni ad una struttura capace di non essere annullata dal primo soffio di vento o dal primo rapporto che fallisce, è un bene e di questo siamo orgogliose. Sappiamo anche però che l’organizzazione basata sui ruoli, sulle cariche, oltre che sull’impegno di tante donne, se non è sapientemente condivisa può portare alla disaffezione. Non vogliamo un apparato senza il coinvolgimento appassionato di tutte quelle donne che hanno fatto una scelta attiva del proprio lesbismo, per questo dobbiamo mantenere alta l’attenzione sulle possibilità di permanente rinnovamento delle forme del nostro agire. Intravediamo nella riorganizzazione per aree tematiche o per progetti una possibilità
di sperimentazione possibile. Cosa vuol dire nel concreto? Intercettare gli
interessi di molte lesbiche che non vogliono assumersi l’impegno integrale
di una organizzazione ma che hanno dei progetti, hanno degli interessi condivisi
dalla nostra associazione. Pericoli e potenzialità dell’oggi - L’Italia delle destre non ha tardato a mostrare il suo volto liberticida, bigotto, egoista, violento. All’indomani della vittoria di Berlusconi, la manifestazione contro la riunione dei G8 tenutasi a Genova nel luglio 2001 ha suscitato per reazione un momento di sospensione della democrazia nel nostro paese. È stato solo l’inizio dell’era Berlusconi: l’Italia oggi ha un presidente del consiglio che, mentre attende un processo, modifica le leggi; un governo che erode, con l’obiettivo esplicito di eliminarla, l’indipendenza della magistratura. È l’Italia sferzata dalle pretese confindustriali di disporre del lavoro a piacimento; dalla sfida arrogante del governo alle organizzazioni dei lavoratori. È l’Italia del gretto leghismo che eleva il razzismo agli atti di governo, con l’infame legge delle impronte digitali; del clericalismo che ferisce la laicità dello stato, ad esempio con l’incredibile pretesa di dichiarare persona l’embrione; è l’Italia in cui la libertà di informazione, già mutilata dal conflitto di interesse, viene schiacciata e compromessa dalla liquidazione dei giornalisti liberi. I metodi principali del governo delle destre italiane sono il disprezzo per l’opposizione parlamentare, sociale, culturale; la determinazione a usare la vittoria elettorale, considerata come un mandato in bianco, per imporre le proprie soluzioni; l’indifferenza per le manifestazioni di protesta; la disponibilità a utilizzare la forza e la repressione; la volgarità nell’equiparare chi dissente al criminale (terrorista, black block, contronatura; ricordiamo che gli stessi “girotondini” sono stati accusati di fomentare la guerra civile). Una caratteristica che sembra essersi evidenziata è la tattica dello stop and go nelle procedure di distruzione dello stato democratico e sociale, forse per disorientare e snervare gli avversari, per il momento senza successo. Il progetto berlusconiano per l’Italia ha come stella polare il modello USA. Demonizzazione e repressione degli avversari politici, razzismo, bigottismo, asservimento della magistratura, onnipotenza dei capitali, concezione del mandato elettorale come licenza assoluta fino alla nuova tornata di voto, indifferenza per l’opinione pubblica progressista, degradazione della cultura. Non è il fascismo stile anni Trenta a stagliarsi all’orizzonte ma un autoritarismo moderno, pseudolegale, privo di contrappesi e strapotente, che svuota la democrazia di senso, riducendola a indici di gradimento e impedendo la partecipazione, e, su tutto, la guerra permanente, di cui non a caso il centro-destra italiano è fervente sostenitore. Gli USA cercano di risolvere le loro contraddizioni economiche con la guerra, spacciata per democratica nel tentativo di arruolare alla causa anche i progressisti, le minoranze, le donne, gli omosessuali, in nome della superiorità della civiltà occidentale. Quei gay e quelle lesbiche che avevano pensato alle destre di governo come referenti del movimento, in quanto espressioni del liberalismo, dovrebbero riconsiderare il grave errore di valutazione compiuto. Davvero preoccupante è la posizione filobellica di alcune realtà glbt, assunta in nome di una scelta filoccidentale, in contrapposizione alle altre culture del mondo, considerate ostili, aggressive, tutto sommato primitive. Rischiamo di vedere il movimento glbt italiano convertito al primato euroamericano, cieco alle storture che il sistema globalizzato induce e perpetua. Prestare consenso alla propaganda che presenta l’Occidente come patria dei diritti delle donne, delle minoranze, dei gay significa fare il gioco dei potenti. Non in nostro nome la guerra del petrolio. Da sempre il nazionalismo ha giustificato le rapine coloniali e i massacri ricorrendo alla superiorità della sua civiltà, presentandosi come portatore di progresso economico e umano. Non possiamo permetterci complicità, pena lo scadere del nostro movimento a una categoria di consumatori, egoista e organica al sistema. Negli aspri conflitti che probabilmente attraverseranno la società italiana sarà decisivo evitare ogni ambiguità nei riguardi di questo tema e collocare la nostra azione, autonoma e indipendente dalle tutele maschili, entro la cornice della sinistra pacifista mondiale. Attività e obiettivi praticabili -Il centro sinistra aveva deluso le
nostre aspettative, ma il nuovo governo mette in discussione, annullando ogni
confronto con la società civile, i diritti faticosamente conquistati
dai lavoratori, dalle donne, dalle minoranze. In un clima di regressione si
ripropone come unico modello di famiglia quello tradizionale, negando ogni valore
alle coppie di fatto, a maggior ragione se omosessuali. In questo clima difficile, diventa importante mantenere alta la nostra visibilità e le nostre rivendicazioni nella società. Nonostante il mutato contesto, non dobbiamo porci in un'ottica rinunciataria di semplice difesa se vogliamo impedire che i nostri progetti subiscano processi di rallentamento o ridimensionamento a causa delle intimidazioni e della svalorizzazione. Nello scontro sociale in atto la comunità glbt rischia di venire messa in secondo piano e di scomparire dalla scena politica. La visibilità resta in primo piano: comunicati stampa tempestivi, conferenze, dibattiti, volantinaggi in piazza. Sarebbe opportuno riproporre in tutta Italia una giornata contro l'omofobia. Vanno dati visibilità e sostegno ai circoli nella realizzazione dei progetti locali politici, culturali e di aggregazione, riproponendo una capillare campagna sulla visibilità lesbica. Sarebbe utile un osservatorio nazionale cui fare riferimento per denunciare tutte le leggi, i comportamenti, le dichiarazioni che rappresentano una minaccia per la democrazia nel nostro paese e che avallano atteggiamenti discriminatori nei confronti dei diritti di tutte le minoranze. ArciLesbica intende sostenere le Linee di ascolto che in questi anni si sono
moltiplicate su tutto il territorio italiano. Le Linee, infatti, rispondono
a un’esigenza primaria per moltissime lesbiche: ArciLesbica, tramite le
Linee di ascolto, assolve al compito di accogliere ed offrire i primi strumenti
per compiere scelte di vita non agibili nell’isolamento e, conseguentemente,
di allargare la comunità. Un’altra difficoltà grande a cui cercare di rimediare è la mancanza di realtà commerciali che si saldino al nostro progetto: le poche situazioni che sarebbero in grado di farlo non vedono ancora in ArciLesbica uno strumento da sostenere. Infine dobbiamo migliorare la nostra attitudine ad accedere ai finanziamenti istituzionali, quanto mai necessari per elevare la qualità organizzativa dei nostri appuntamenti. In questo senso vanno attivati corsi di formazione a cura dell’associazione nazionale a vantaggio dei circoli affiliati. ArciLesbica crede che sviluppare i rapporti di conoscenza e scambio fra i vari circoli e fra il nazionale e i circoli sia essenziale per la crescita dell’intera organizzazione e per il maggior coinvolgimento di tutte le associate. È necessario tenere aperto anche il confronto con tutti i soggetti disponibili, che condividano i principi democratici alla base del nostro statuto, sperimentare collaborazioni con soggetti nuovi, anche su tematiche non strettamente riguardanti l'identità omosessuale, soprattutto con quelle realtà che lavorano per i diritti, contro la povertà, la guerra e lo sfruttamento e che guardano in maniera critica ai processi di globalizzazione e al neoliberismo, movimenti spesso oggetto di criminalizzazione. Il movimento dei movimenti ha in Italia un radicamento importante ed ha coinvolto la generazione più giovane. Nel movimento dei movimenti la questione omosessuale e femminile possono avere cittadinanza e contribuire alla definizione di un’alternativa di società e di sviluppo. Per questo è importante far parlare la differenza lesbica nel movimento dei movimenti, impegnandosi perché non si riconfermino concezioni e pratiche sessiste. Sono da tenere ferme le richieste tradizionali del movimento, cioè unioni civili, accesso della donna maggiorenne alle tecniche di riproduzione assistita (TRA), adozioni ai singoli o alle coppie omosessuali, legge antidiscriminatoria a tutela dei singoli, valorizzazione delle attività culturali e sociali delle associazioni omosessuali. Un’idea forza: una fioritura culturale lesbica - Dobbiamo continuare
a sottolineare che ArciLesbica, come altre associazioni glbt, svolge una funzione
di utilità sociale importante Occorre articolare in modo oculato l’impegno politico per l’ottenimento di leggi e garanzie, contro gli arretramenti di stampo confessionale sempre minacciati dalla parte più conservatrice della società italiana, e l’impegno culturale per la promozione di un dibattito originale, rivitalizzante per la comunità lesbica e dialogante con il resto della comunità glbt, laddove questa esprima a sua volta ricerca e sperimentazione critica. Dopo le intersezioni sui temi dei diritti, è tempo che il lesbismo comunichi anche culturalmente con le varie articolazioni della comunità glbt e con la società eterosessuale, più precisamente con gli ambiti più avanzati di quelle realtà. Dobbiamo investire di più sul piano dei saperi e delle culture. Il quadro italiano della produzione intellettuale lesbica è poco incoraggiante. Assumere l’asse della modernità vuol dire innanzitutto abbandonare una posizione di chiusura autoreferenziale: fare cultura non potrà più significare per noi rappresentare una forma di lesbismo ma dovrà significare rappresentarne le mille vicende, le mille forme di sperimentazione culturale, le contaminazioni con i saperi femminili e con le culture del mondo in generale. In Italia da pochi anni all’interno di alcune università si sono attivati dei corsi di women’s studies, detto in italiano, di studi di genere. Oggi è possibile seguire un corso accreditato di storia delle donne, di letteratura di genere, è possibile anche seguire dei seminari su cineaste e attrici di teatro. Siamo consapevoli della parzialità e dei limiti che l’istituzionalizzazione dei saperi determina, purtuttavia riteniamo importante iniziare un percorso di relazione progettuale con quelle donne e uomini che all’interno dell’università sono disponibili ad accogliere saperi che donne e lesbiche hanno, in autonomia e in altri contesti, elaborato per rendere visibili le produzioni della scena lesbica nazionale e internazionale. Nei prossimi anni, una volta create le connessioni con le istituzioni sopra indicate, dovremo sapere mettere in campo un grande evento: la ricostruzione del Novecento delle lesbiche. Ricostruzione non solo all’insegna di una impostazione squisitamente storiografica, ma anche delle innovazioni che si sono prodotte grazie all’ingresso delle lesbiche e delle donne in generale nei saperi culturali. Per sfuggire, se possibile, al destino che porta “dal cielo dell’utopia
alla polvere della storia” si deve inventare, essere portatrici di creatività
nella politica, di invenzione di forme nuove radicate nella tensione ideale,
nelle motivazioni profonde del fare politica. Quello che dovremmo bandire dal
nostro attivismo è lo spirito di imitazione della politica ufficiale,
e mettere al posto del mestiere alienato della politica, originalità
e protagonismo lesbico. Naturalmente non si deve perdere il senso della realtà,
né esorcizzarne i caratteri più aspri, anzi la nostra associazione
è nata dichiarando di accettare la sfida della politica, quella di tutti,
quella dell’agorà. Ma c’è un modo passivo e mimetico
di stare nei contesti, a cui preferiamo un modo creativo che scaturisce dallo
scavo nei desideri di chi fa politica per slancio trasformativo. Tesi emendate e approvate in data 17 Novembre 2002 |
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