|
Luo e Arcilesbica presentano: Giovedì 18 maggio 2006 Cassero, Groundfloor, ore 19.00
IN A QUEER TIME AND PLACE incontro con Judith Halberstam introduzione di Federica Frabetti conduce Walter Rovere
A seguire, proiezione di: Angelina Zontine: Go!mitolo (video, 3') Cronaca di una giornata pericolosamente pericolosa dell'Agente Quotidiano (video, 3') ore 19.00 APERITIVO MUSICALE !!
Judith Halberstam, figura di riferimento dei queer studies angloamericani ancora non tradotta in Italia, è nota a livello internazionale per la sua teorizzazione del fenomeno dei drag king e per avere proposto il concetto di maschilità femminile. Gli sviluppi più recenti del suo pensiero riguardano la particolare esperienza del tempo che caratterizza i modi di vita gay, lesbici e transgender e ne suggeriscono alcune provocatorie implicazioni politiche, interessanti anche nel contesto italiano.
Il lavoro di ricognizione dell’universo socioculturale dei drag king svolto da Halberstam con Del La Grace Volcano negli anni Novanta ha prodotto The Drag Kings Book (1999), un’opera non accademica, di impostazione molto particolare, con un grande equilibrio tra immagini e testi. Questo lavoro esplora uno spettro di possibili definizioni e pratiche aggregate intorno al drag kinging, inteso come performance di maschilità (che include ma non si limita al travestimento) e ne indaga anche le dimensioni che escono dal contesto spettacolare per entrare nelle pratiche del quotidiano. In questo libro Halberstam esplora i rapporti tra drag kinging e lesbismo (non tutti i drag king sono lesbiche) e tra drag kinging inteso come espressione culturale alternativa e quello che potremmo chiamare il suo riassorbimento commerciale.
L’interesse di Halberstam per i drag king assume un’impronta più teorica nel suo celebre libro del 1998, Female Masculinity. In questo lavoro Halberstam opera un radicale dislocamento della maschilità rispetto al corpo maschile. La distinzione inglese è tra masculinity (intesa come espressione di maschilità ) e maleness (l’essere maschio). Nella tradizione decostruzionista dei queer studies, il concetto di female masculinity (maschilità femminile) mette in questione la naturalezza con cui i corpi maschili sembrano incarnare la maschilità . Esiste, sostiene Halberstam, una maschilità senza maschi - o meglio, la maschilità puÚ (non deve) incarnarsi in corpi maschi. Ben lontana da costituire un’imitazione dell’essere maschio, la maschilità femminile smaschera se mai l’artificio tramite il quale la maschilità stessa è costruita. La maschilità femminile è ciÚ che la maschilità dei maschi esclude per potersi costituire come la ‘vera’ maschilità . Per questo è importante riconoscere, esplorare e nominare le forme alternative di maschilità , e in particolare la maschilità femminile, di cui le pratiche dei drag king sono una delle possibili manifestazioni.
Non solo il concetto di female masculinity ha contribuito a nominare una corrente di rottura all’interno del lesbofemminismo, illuminando e riscattando una genealogia di donne che hanno vissuto auto-identificazioni maschili (e mostrando allo stesso tempo come il desiderio lesbico non sia sempre parte di questo percorso). Di più, essa non si propone come categoria identitaria - piuttosto, apre la possibilità di descrivere in modi differenziati e incompleti le pratiche di sottoculture sessuali diversificate.
È infine importante sottolineare che la maschilità femminile è innanzitutto leggibile. Halberstam riferisce a questo tipo di esperienza con l’espressione, divenuta famosa, bathroom problem - la circostanza in cui a una donna è vietato l’ingresso in un bagno pubblico femminile perchè - diremmo banalmente - la si scambia per un uomo. Questo errore di riconoscimento pone il problema della relazione tra una maschilità agita consapevolmente (come nel caso dei drag king) e una imposta dall’esterno, tra auto-identificazione e etero-attribuzione, tra autopercezione e leggibilità pubblica.
Nel suo lavoro più recente, In a Queer Time and Place (2005), Halberstam opera un movimento concettuale ancora più radicale, separando queerness (l’essere queer) e corpo omosessuale. Queer, per Halberstam, sono non solo (e non sempre) gay, lesbiche e transgender, ma anche tutta una serie di soggetti appartenenti a sottoculture caratterizzate da una esperienza del tempo alternativa alle forme socioculturali dominanti - un tempo queer, appunto.
Qui diventa importante per Halberstam l’osservazione di Foucault secondo cui l’omosessualità minaccia la società non tanto come modo di fare sesso, ma come modo di vita. Anche se non tutti i gay, lesbiche e transgender vivono in modo radicalmente diverso dalle e dagli eterosessuali, l’essere queer mantiene un potenziale di apertura di nuove narrazioni di vita. Il tempo queer non emerge solo dalla compressione del futuro legata all’AIDS, ma anche dalle potenzialità di vite slegate dai tempi riproduttivi, dai vincoli della famiglia tradizionale, dalla crescita dei figli, dalla temporalità implicita nel concetto di eredità . La temporalità queer privilegia il presente sulla trasmissione generazionale di valori e proprietà , non persegue necessariamente valori quali la maturità (intesa come età della vita) o la longevità a tutti i costi, predilige l’instabilità alla continuità sociale, si fonda su economie precarie.
D’altra parte, Halberstam apre in quest’ultimo lavoro una serie di interrogativi estremamente interessanti, su cui vorrei richiamare l‘attenzione anche in riferimento al contesto italiano. La flessibilità dei modelli alternativi di relazione e l’instabilità delle identità - si chiede Halberstam - sono segnali di liberazione o si collegano piuttosto alla generale precarietà dei tempi di vita derivante dalla flessibilizzazione del lavoro nel mercato neocapitalista? Che importanza ha la memoria in questo contesto? Quali pratiche politiche possiamo immaginare sulla base di una temporalità queer?
(Federica Frabetti)
|