25 Aprile: Festa della Liberazione – discorso di ArciLesbica

Il discorso tenuto, in data 25 Aprile 2012, dalla Vice-Presidente di ArciLesbica Bologna, Rossella Carpiniello, durante la cerimonia di commemorazione delle vittime lesbiche, gay e transessuali del nazifascismo presso l’Homomonument dei Giardini Cassarini (Porta Saragozza)

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È una sensazione forte essere qui, oggi, lesbica, accanto a questo monumento che ricorda le vittime omosessuali e transessuali del regime nazifascista a ricordare la liberazione di un intero paese da un regime di violenza, di non-libertà, di repressione; è una sensazione forte essere qui con voi tutte e tutti a celebrare quella resistenza all’oppressione che portò alla liberazione, quella liberazione che dovette essere insieme culturale e politica. Culturale perché con quelle resistenze, con la lotta di chi si è battuto, si è combattuto non solo un regime, ma anche il consenso – passivo o attivo che fosse – che si trascinava dietro. Quello stesso consenso che portò ad accettare, o comunque a non ribellarsi in massa a quello scempio etico che fu la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, quello stesso consenso che portò, anche, al costituirsi del silenzio attorno alle vite delle lesbiche e degli omosessuali – perché era più facile sostenere che in Italia la “razza” non producesse tali “anomalie”, gli omosessuali appunto. L’omologazione forzata, la perdita della singolarità e dell’individualità, un popolo che non avesse eterogeneità alcuna al suo interno – a partire dall’oppositore, e per finire anche al gay o alla lesbica, sì.

E’ un po’ che faccio attivismo politico lesbico, e sono onorata e orgogliosa di essere qui oggi perché sento che nella forza di coloro che lottarono e credettero nella possibilità di distruggere il regime nazifascista e costruire un paese fatto di donne e uomini liberi, in coloro che superando le divisioni e le differenze costruirono una carta costituzionale che mette al centro la dignità delle persone, il loro diritto a realizzarsi, il lavoro, la parità tra tutti i cittadini, in quella forza, in quella volontà di giustizia, in quell’amore per la democrazia da costruire, dobbiamo riconoscere l’ispirazione, la fiducia, la tensione civile costante che anima il nostro impegno politico e umano.
Un impegno per cercare di continuare quel lavoro di realizzazione di libertà e democrazia che da quel 25 aprile è iniziato ma non è ancora pienamente concluso.

Il regime nazifascista agiva all’interno di un sistema di tipo violento, repressivo, omologante e, di conseguenza, anche discriminante.
Lo Stato, oggi, lo stesso Stato la cui costituzione – e lo si ripeta – mette al centro la dignità delle persone, il loro diritto a realizzarsi, il lavoro e la parità dei cittadini, vede ancora realizzarsi al suo interno un momento – mai tramontato, probabilmente – omofobo, maschilista, sessista ed etero-sessista. Lo Stato, il nostro Stato “liberato” ed in teoria “libero”, è ancora campo fertile per tutto ciò che costringe lesbiche e gay all’infelicità, alla paura, all’autonascondimento, all’invisibilità, e che quindi alimenta ignoranza, violenza e altra discriminazione a tutti i livelli del sociale.

Il nostro insomma, e sia detto anche questo, ci si rifletta, lo si espliciti, è uno stato sì democratico che conserva però al suo interno tuttavia elementi di non-libertà e repressione che tutti noi cittadini e cittadine, eredi di quel lontano 25 aprile, dobbiamo combattere, combattere per liberare questo Paese ancora più profondamente così da giungere finalmente alla realizzazione di una reale condizione di parità e uguaglianza, così da attuarla noi stessi questa realizzazione, per poter celebrare un giorno anche il nostro primo anno di uguaglianza reale.

E io oggi mi sento di resistere, e sono consapevole che quella che lesbiche, gay e trans di questo paese attuano è proprio un’azione di resistenza, con la loro visibilità, la loro presa di parola, la loro costante richiesta di giustizia, la loro denuncia.

E tutte le volte, e sono tante, tutte le volte che ci dicono, politici, uomini di chiesa, ma anche le persone di tutti i giorni, che siamo malati, che non abbiamo diritto a fare o crescere dei bambini, che non possiamo vedere riconosciute le nostre coppie, che siamo contro natura, tutte le volte che succede questo, è un po’ come se tornassimo indietro nel tempo, a quando la “liberazione” ancora non c’era stata. Gli insulti, le angherie, la mancanza di rispetto che quotidianamente riceviamo da non poche persone è uno sputare sulla resistenza, sulla nostra resistenza anche, così come sulla fiducia ed il sostegno degli altri pezzi della società civile – è come se volessero spazzare via tutto questo. Invano, perché noi ci siamo, vogliamo ricordare, vogliamo resistere ed attuarla, quella liberazione che dovette essere anche culturale. La storia ci dice che quella liberazione c’è stata: vogliamo ora avvalercene? Vogliamo essere un Paese realmente liberato?

E allora io vorrei che l’azione di resistenza e di partigianeria iniziassimo a farla tutti e tutte, per combattere, anche, contro l’ingiustizia e le repressione che vuole impedire a cittadine e cittadini di questo Paese di essere uguali agli altri nei diritti, e di goderne – soprattutto – di quei diritti che da quel 25 aprile furono riassegnati, a tutti.

Io oggi celebro la liberazione da un regime, onoro coloro che morirono per raggiungerla, ma voglio anche celebrare l’impegno nel continuare questa lotta di liberazione, e richiederlo nuovamente a tutte e tutti – politici, uomini di chiesa, persone di tutti i giorni, il mio vicino di casa o il mio datore di lavoro – attraverso l’assunzione di responsabilità e consapevolezza che è necessario dismettere i panni dell’indifferenza, come fecero più di 60 anni fa tanti cittadini di questo Paese, e diventare partigiane e partigiani di libertà. Sempre.

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Una Risposta to “25 Aprile: Festa della Liberazione – discorso di ArciLesbica”

  1. Saverio Aversa 25-04-2012 at 16:25 #

    Grazie Rossella! Un partigiano di libertà, sempre.

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